5 storie per 5 giorni...
Anche questo racconto ha una storia…
5 storie per 5 giorni, è una azione di comunicazione legata al progetto Storie di Mondi Possibili (www.powos.org), con la quale vorremmo contribuire a condividere un po’di ciò che sta avvenendo in questi giorni al Forum Sociale Mondiale 2009, a Belem, in Amazzonia. Speriamo, attraverso piccole storie, di 15-20 righe ognuna, di farvi arrivare un po’ dell’intensità di questo incredibile incontro, che vede circa 100.000 persone da tutto il mondo, organizzazioni, comunità e gruppi, confrontarsi sulla necessità assoluta di costruire un altro mondo possibile, e sulle modalità concrete di realizzarlo. Ci ricordava Alex Zanotelli, padre Comboniano che ha vissuto a lungo a Korokocho, una delle baraccopoli di Nairobi, come la battaglia non sia facile. Gli obiettivi del millennio, tanto propagandati (Sradicare la povertà estrema e la fame, Garantire l'educazione primaria universale, Promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne, Ridurre la mortalità infantile, Garantire la sostenibilità ambientale, Lotta all’HIV, ecc.), che già erano il minimo sufficiente, non sono stati affatto raggiunti, anzi sono sempre più lontani. E nel frattempo la rapina delle risorse naturali del pianeta continua. In poche settimane la crisi finanziaria ha portato i governi occidentali a tirare fuori somme enormi; alcuni studi affermano che i governi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti hanno speso in una settimana ciò che sarebbe bastato per eliminare la fame nel mondo per quasi 50 anni…. Ecco perche il bisogno di fare questi tam-tam, per risvegliarci dalla sonnolenza e dal delirio nel quale siamo immersi; per aiutarci a ricordare che ognuno può fare qualcosa, e che ciò è vitale e necessario, come persone, e come cittadini del pianeta.
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Il forum dell’Educazione
Prima del Forum Sociale Mondiale c’è stato, sempre qui a Belem, il forum Mondiale dell’Educazione, i giorni 26 e 27 di Gennaio. Un gran numero di persone, più di 6.000, si sono radunate per ritrovarsi e affermare ancora una volta il diritto all’educazione per tutti. Un’educazione che possa abbracciare le varie età della vita e tutte le persone, al di là delle differenze di condizione sociale, di sesso, di cultura di provenienza…. Ma soprattutto si è riaffermata la necessità di un’educazione che non sia omologazione, ma che aiuti ognuno a valorizzare la propria storia e i propri saperi, e nello stesso tempo a trasformare la realtà verso l’idea di una cittadinanza planetaria. Quella che segue non è la storia di una persona, ma una narrazione certo sì: una nuova narrazione del mondo. Passata dalla voce di Leonardo Boff, Teologo della Liberazione, autore del libro “Ciudadania planetaria”, al taccuino del mio amico Alessio; e oggi, seduti sotto una tettoia dell’UFPA, … dove si è svolta la giornata pan-amazzonica, Alessio ha aperto il taccuino e ha letto: “Aprendo a Belem il forum mondiale dell’educazione Lenoardo Boff ha richiamato e spiegato brevemente i 5 principi necessari a realizzare la cittadinanza planetaria: 1) Sostenibilità: nella consapevolezza che non è accettabile qualsiasi standard di vita; questo principio riguarda sia la vita del pianeta che della società che di ogni singola persona; 2) Cura: la ricerca attiva di rapporti non centrati sulla violenza o sul dominio, così come la necessità di una “scienza con coscienza”; 3) Rispetto: ogni essere ha il diritto ad esistere; ogni relazione improntata al rispetto risponde all’intenzione “desidero che tu sia”; 4) Responsabilità universale, principio che interseca la condizione di reversibilità delle proprie azioni, e che chiede in primo luogo di avere consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni; 5) Cooperazione e solidarietà, un principio che richiede di sviluppare virtù concrete quali la convivenza, l’ospitalità e la commensalità;” Buona cittadinanza planetaria a tutti!
I cantastorie di Belem
Passeggiando nello spazio del forum del’educazione, il 26 gennaio, ho avuto una fortuna inaspettata: ho incontrato un gruppo di cantastorie di Belem, che recuperano le storie, le leggende e le narrazioni popolari, creano momenti di animazione e racconto, negli spazi pubblici e nelle scuole, coinvolgendo insieme bambini, giovani e adulti. E quelli che più rimangono incantati - raccontano queste cantastorie (il gruppo è composto maggiormente da donne) - sono proprio gli adulti. Restano lì, sognanti, come se queste storie ricordassero loro qualcosa che gli appartiene in maniera ancestrale… gli ho detto che avrei voluto, a mia volta, raccontare di loro. Mi hanno chiesto, così, di riportarvi queste parole: “Forse non avete mai sentito parlare dei conta-e canta – storie. Sono esseri fatati, che abitano il mondo reale, portando a tutti incantesimi e poesia. I conta – e canta – storie sono i signori e le signore del tempo, e utilizzano le storie, per rivelare verità sulla vita.” A. Vongkruane. “Gruppo Ayvu Rapyta, di contastorie per una letteratura delle voce. Questo gruppo è nato a Belem, Parà, amazzonia Brasil, ed è un insieme di persone che credono che un altro mondo possa essere reso possibile dalla letteratura della voce, e dal suo incantamento, che ha il potere di trasformare il mondo. Ci riuniamo in un pezzo di foresta preservata, che con la sua energia pulsante ci spinge ogni giorno a leggere e raccontare e cercare di incantare. Presentiamo le nostre storie nelle scuole, e negli spazi pubblici.” Adrine, Ana, Selma, Clia, EMy, Gilante, Ioana, Maiolina, Nagarì, Novado, Paulo, Regina, Rodriga, Sonia.
La Quilombola (da una storia raccontata da Leslie Toledo)
Denise è una “Quilombola”. I Quilombi, in Brasile, erano luoghi dove andavano a vivere gli schiavi che si erano affrancati, e Denise e gli altri che vivono nel quilombo, sono tutti discendenti di questo primo schiavo liberato, Manuel Kerbsa. Questa donna ha una autorevolezza naturale e potente (“una lideranza tremenda!”, dice Leslie), ed è riuscita a realizzare molte cose per il bene della sua comunità; come una attività di piscicultura, un allevamento di pecore, e tanto altro … Ora, con i suoi … anni, si è messa a combattere contro un gigante, la General Motors, che ha espropriato parte del terreno che appartiene alla comunità. Per i quilombi infatti, come per i territori dei popoli originari, non esistono documentazioni ufficiali che ne attestano i confini. Non si usava così, quando furono fondati: la parola, e la trasmissione orale del sapere nella comunità garantivano tutto. Ristabilire i confni comporta una vera e propria ricerca storica e antropologica. Ed è quello che Denise e la comunità stanno facendo. Che si vinca o si perda, dice, è una lotta che va fatta! Denise, Cleria, e altre, sono le donne di cui mi raccontava Leslie Toledo, tutte incontrate nella sua ricerca sulla partecipazione e le donne. Sono donne molto diverse tra loro, come per la storia della moglie di un politico, che scriveva le proposte di legge per lui, dato che il marito era sempre impegnato in giro per il paese per l’attività di governo... Insomma, dice Leslie, sono donne spesso invisibili, per le istituzioni o i media, ma invece ci sono, e vanno riconosciute e sostenute; perché giorno dopo giorno creano tessuti di parole e azioni, verso altri mondi possibili.
