La storia di Puccio
Questa è un’intervista fatta da Giuliano Testa nell’ambito del corso di autobiografia della Upter, a Mary Cruz Rodriguez Maccione, autrice del libro (non ancora pubblicato)“Salve sono Puccio”, in cui racconta la vita di suo figlio Luigi, Puccio per tutti. Un giovane disabile dalla nascita affetto da una grave forma di distrofia muscolare e scomparso nel 2003.
La sua disabilità non gli ha mai impedito di avere una vita intensa e piena di interessi: si è laureato; è’ stato autore e regista teatrale: ha viaggiato in tutta Europa. La sua spiccata autoironia, il suo modo positivo di affrontare i problemi facevano di lui un lider. La sua commedia “pazzi” è stata messa in scena da uno dei maggiori teatri della capitale.
Questo libro è stato scritto “a più mani”. La madre si è avvalsa della collaborazione di tutti coloro che hanno percorso un tratto di strada con Luigi, per mettere in evidenza che, anche se disabili, anche se con delle obiettive difficoltà, ognuno di noi può essere costruttore della propria esistenza e sfruttare al meglio il tempo che ci è stato concesso di vivere.
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La vita di Puccio.doc 731,00 kBA brief passage of the story for the readers
L’impressione più grande e immediata che il racconto di Mary Cruz ha provocato in me è stato quella dello “piazzamento”. Sì! Mi sono sentito spiazzato, quasi smarrito. Non riuscivo a comprendere il distacco, la mancanza di emozioni che, secondo me, un racconto di questo genere doveva comunicare. Avevo l’impressione che davanti a me non ci fosse la madre di questo ragazzo la cui storia è davvero bella, straordinaria sotto tanti aspetti.
Debbo quindi fare i complimenti a Mary Cruz per essere riuscita perfettamente a calarsi nella parte della “narratrice”, evitando i rischi di sentimentalismi probabilmente inopportuni.
In questo racconto Mary Cruz svela le ragioni della scelta di scrivere un libro, per cui la sua ricchezza umana e spirituale, il suo messaggio di speranza, di fiducia, di amore all’uomo in quanto tale, malato o sano che sia, è solo accennata.
Ciò che più mi ha sorpreso è la cosciente determinazione della scelta fatta: trasmettere la grande voglia di vivere di suo figlio, malato di distrofia muscolare e, al dire dei medici, con non molta speranza di vita, ed il diritto a goderne pienamente, senza dare spazio ad alcuna esaltazione, né del figlio né di se stessa.
Con estrema chiarezza Mary Cruz spiega che questo le è stato possibile sia grazie alla partecipazione dei tanti che hanno potuto gioire della sua amicizia, della sua intelligenza, della sua vitalità calda, creativa e coinvolgente, sia grazie ad una sua intuizione che le ha permesso di filtrare i suoi sentimenti più forti.
Infatti nel libro ha inserito una serie di “dialoghi dal vivo”, colloqui intimi tra lei e il figlio, portando così nelle pagine la sensazione densa e chiara della profondità e intimità del rapporto che aveva caratterizzato la loro vita.
Di racconti di vita vissuta in pienezza ce n’è sempre più bisogno in questa società dove l’apparenza e il vuoto la fanno da padrone, dove c’è sempre più spazio per sentimenti virtuali, di plastica, e sempre meno per quelli veri, semplici, reali.
L’augurio quindi di trovare al più presto un editore che sappia valorizzare questo tesoro e che riesca a metterlo a disposizione di tanti e tanti lettori tra cui, può esserne certa, ci sarò anche io.
Giuliano Testa
